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Gaia_The Experience

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Gaia_The experience

Veduta di Palermo, dall’atlante “Descrittione del Regno di Sicilia e sue isole coadiacenti..." opera manoscritta ed illustrata nel 1677 dal “Tenente di Mastro di campo" Gabriele Merelli (particolare).

Cosa è una città? Terra Franca Memoria digitale risponde con un minidoc

Cosa è una città? Terra Franca Memoria digitale risponde con un minidoc 2048 1374 TERRA FRANCA

Nelle prime pagine di Die Stadt (edito nel 1921), Max Weber, uno dei massimi studiosi della città moderna, scrive: “Si può tentare di definire una ‘città’ in modi molto diversi. È comune a tutte le definizioni soltanto il fatto che essa in ogni caso (almeno relativamente) sia un insediamento circoscritto, un ‘centro abitato’, e non una o più abitazioni isolate. […] Essa è un grande centro abitato”. Per definire la città, Weber parte dalla topografia, dalla concentrazione e circoscrizione dell’insediamento, pur riconoscendo i limiti del guardare esclusivamente questi aspetti.

Negli anni Trenta del secolo scorso c’è chi, invece, va oltre al significato immediato, fisico.

L’urbanista e sociologo Lewis Mumford sottolineò che occorreva cogliere le caratteristiche e le dinamiche sociali, economiche, politiche e culturali senza le quali le città non esisterebbero. Per Munford il vero significato dell’urbano risiede nel suo essere “un intreccio geografico, un’organizzazione economica, un processo istituzionale, il teatro dell’azione sociale e il simbolo estetico dell’unità collettiva”.

Successivamente, le concezioni di città di Sombart e di Weber, pur con delle differenze, sottolineano un aspetto importante, che segnerà fortemente l’evoluzione successiva degli studi urbani. Questo aspetto è rappresentato dalla relazione fra la città e il territorio circostante.

In Italia, l’urbanista Livio Toschi, nel primo manuale di geografia urbana pubblicato in Italia nel 1966, sosteneva la possibilità di individuare la distinzione fra urbano e rurale attraverso l’elaborazione di un indice di urbanità dato dalla combinazione di dieci variabili (dalla percentuale di popolazione attiva al numero di abitanti dotati di titolo di studio al numero di abitazioni fornite di servizi). Una tecnica di classificazione che permette meglio, ad esempio, l’individuazione delle aree metropolitane.

Saranno due anglosassoni, Ash Amin e Nigel Thrift, due geografi, a ripensare radicalmente la definizione di città. Secondo questi autori, ciò che l’urbanista Louis Wirth riconosce e sottolinea come distintivo dello stile di vita urbano – un tipo particolare di relazioni sociali, basato sui rapporti face-to-face (o di compresenza) – non tiene conto di altri tipi di relazioni sociali, che caratterizzano, con sempre maggiore frequenza, la vita nella città: oggi, le relazioni a distanza e i legami virtuali influenzano sempre più la formazione di relazioni sociali che prescindono largamente dalla prossimità. Del resto, il ruolo esercitato dai mezzi di comunicazione nel “dare forma” alle relazioni socio-spaziali è un elemento da tempo riconosciuto negli studi urbani, così come la presenza di efficienti trasporti urbani.

Cosa è, dunque, una città?

Palermo, Quattro Canti nel 1960

Citando il filosofo Merleau-Ponty: “lo spazio non è l’ambito (reale o logico) in cui le cose si dispongono, ma il mezzo in virtù del quale diviene possibile la posizione delle cose”.

Lo spazio pubblico è una costruzione sociale fragile, mutevole e interessante che prevede una dimensione collettiva sempre più in crescita che contrasta con il mondo contemporaneo che è sempre più diviso ed eterogeneo. Ad attaccare oggi lo spazio pubblico ci sono la privatizzazione e la cultura del consumo; la segregazione della città insicura; il “narcisismo pubblico”, ossia l’invasione della sfera privata in quella pubblica; la contesa tra il volere cittadino di partecipare ad esso e gli interessi tra i singoli.

Nella teoria di Lefebvre (datata 1970) la città è l’opportunità di rigenerazione dello spazio sociale attraverso la partecipazione attiva degli abitanti che vivono i luoghi urbani. Quindi, la città è la possibilità di riappropriarsi dello spazio e del tempo in base alle esigenze e ai bisogni di chi la vive.


Palermo, La Cala

Oggi cosa possiamo constatare? Intanto un diffuso allarme sociale sul degrado dell’ambiente urbano, che rende più allarmante la percezione dell’insicurezza degli spazi pubblici: questo crea un corto circuito generando un progressivo allontanamento degli individui dalla vita pubblica, una sfiducia nei confronti delle istituzioni e della loro azione e un generale impoverimento dello spazio collettivo.

Human Rights Youth Organization crede che una città sia innanzitutto un luogo, concetto di luogo, con una sua specifica collocazione geografica, con una sua materialità. Ma una città è pure, se non soprattutto, l’investimento affettivo che i soggetti e i gruppi hanno su di essa, ossia la sua corrispondenza a simboli e valori. La percezione di un senso del luogo da parte di chi lo abita deve essere alimentata dalla memoria, che ci permette di proiettarci nel futuro.

Ecco perché abbiamo investito nella ricerca della storia urbanistica di Palermo negli ultimi 150 anni, per realizzare un mini-documentario che possa diventare un supporto didattico e conoscitivo per le generazioni più giovani e un promemoria per le generazioni che decidono l’oggi della nostra città. La città è il riflesso della società che la vive, che si produce e riproduce. La città è il filo cronologico della società perché presenta i resti del passato; è l’opportunità di rigenerare lo spazio attraverso la partecipazione attiva degli abitanti che la vivono e che quindi hanno l’opportunità di riappropriarsi dello spazio in base alle proprie esigenze. Ma questo è possibile solo se si conoscono bene le ambiguità, le scelte, le opportunità mancate, le vocazioni tradite. Nasce, quindi, il minidoc “Il sacco di Palermo”, che inseriremo all’interno del polo museale Terra Franca Memoria Digitale, un progetto finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del PNRR per il settore relativo alla transizione digitale degli organismi culturali e creativi.

Il museo, lo ricordiamo, si inserirà all’interno di un circuito di organizzazioni e reti che garantiranno la sua fruizione nel tempo da parte di un pubblico non solo locale, ma anche nazionale e internazionale.


 

Nel museo virtuale Terra Franca Memoria Digitale ci sarà anche il nostro pollaio!

Nel museo virtuale Terra Franca Memoria Digitale ci sarà anche il nostro pollaio! 1536 2048 TERRA FRANCA

Una struttura importante, anche se complementare, per la vita contadina è il pollaio. In passato era più facile imbattersi pure in città, in certi vicoli. Oggi, invece, la maggior parte dei bambini cresce senza conoscere la vita rurale, e men che meno il pollaio.

I grandi allevamenti industriali di polli per ricavare carne e uova e, in genere, di animali di “basso cortile”, ci hanno fatto quasi dimenticare il pollaio. Oggi, a differenza di un tempo, i contadini allevano il pollame ruspante ad uso e consumo esclusivo della famiglia.

Per noi della HRYO il pollaio è una parte importante di Terra Franca. L’esistenza del pollaio è facilmente intuibile, quando, girando per la nostra campagna, si vedono pennuti ruspanti. A maggior ragione quando sentiamo l’odore inconfondibile delle galline.

A Terra Franca il pollaio è arioso, rispettoso dei pennuti che ospita.

Per creare un’esperienza immersiva nella vita rurale, abbiamo quindi deciso di mettere il pollaio in realtà virtuale all’interno di quello che sarà il museo Terra Franca Memoria Digitale. 

Lo scopo è quello di far scoprire il mondo quotidiano del pollaio attraverso un’esperienza in realtà virtuale che permetta di osservare da vicino il comportamento e le abitudini delle galline in un ambiente naturale e rispettoso.

Ci si potrà così muoversi liberamente all’interno di un pollaio virtuale, interagendo con l’ambiente e imparare:

🐔 Come vivono le galline in libertà
🥚 Come si sviluppa la deposizione delle uova
🌿 Quali sono i ritmi e le relazioni che regolano la vita del gruppo

Un’esperienza realistica e formativa, pensata per avvicinare adulti e bambini al mondo dell’allevamento etico, alla sostenibilità alimentare e alla comprensione del rapporto tra esseri umani e animali da cortile.

Un viaggio educativo tra tecnologia e natura, per riscoprire il valore della vita semplice e autentica, che troverete presto a disposizione e al quale stiamo lavorando proprio in questi giorni.

Nel museo Terra Franca Memoria Digitale una sezione per le donne che hanno cambiato la storia

Nel museo Terra Franca Memoria Digitale una sezione per le donne che hanno cambiato la storia 1920 1152 TERRA FRANCA

Il museo digitale che HRYO sta facendo crescere – la sua denominazione burocratica è TOCC0000178 ma per noi è già Terra Franca Museo Digitale – si arricchisce di una nuova sezione, tutta al femminile. Le ragioni di questa scelta sono tutte in una domanda, alla quale abbiamo cercato di rispondere, in merito a diverse figure femminili per noi fonte di ispirazione.

Quali sono le possibili motivazioni profonde, le spinte inconsce che determinano una scelta irreversibile come quella che – in diversi tempi – fecero donne come Sojourner Truth, Marielle Franco, Rita Borsellino, Rosa Parks?

La domanda è, ovviamente, con risposta aperta. Ciascuno può avere la propria opinione. La nostra risposta è supportata da una riflessione di genere.

Una contraddizione sembra infatti segnare quelle scelte: poiché il corpo della donna, la sua identità, tutti i valori che ella tende a costruire vengono necessariamente cancellati da un tipo di scelta che, in determinati momenti della sua esistenza, si trasforma in lotta politica nel più alto significato. Eppure, nell’atto assoluto della ribellione totale agisce una identificazione che riscuote e risveglia qualcosa, la possibile e immediata rottura della subordinazione a un modello paternalistico di società con il quale si scontra e in quello scontro la debolezza diventa forza. Sono donne che prendono coscienza di sé, scoprono la possibilità di ribaltare i valori dati, di gestire la debolezza come forza, consapevolezza, molteplicità. Una maggiore emancipazione comporta una scoperta di quella contraddizione,  una più grande voglia di rottura e insieme una più grande capacità di sintesi e di azione.

Abbiamo cercato di rintracciare tutti questi segni nella storia di dieci donne. Sono donne che hanno segnato la storia e si sono inventate nuovi modi di essere e il modo in cui questi ultimi si svilupparono è un problema aperto. Dieci donne che si impadronirono del potere, quel feticcio della nostra società capitalistica e verticistica, maschilista: il potere di decidere cosa fare della propria esistenza e di agire secondo le proprie convinzioni.

All’interno del nostro museo digitale Terra Franca Memoria Digitale abbiamo quindi creato una apposita sezione che raccoglie i pannelli con QR code dedicati a donne che hanno lottato contro la discriminazione di genere e ogni forma di ingiustizia. Troverete le storie di Rosa Parks, Marielle Franco, Rosa Vitale, Franca Viola, Letizia Battaglia, Nilde Iotti, Lina Merlin, Sojourner Truth, Rita Borsellino, Lea Garofalo: queste donne hanno sfidato regimi, mafie, razzismo, sessismo e silenzi imposti.

Scansionando i QR code potrete conoscere le loro storie: vite di resistenza, coraggio e visione, capaci di aprire strade nuove per tutte e tutti.

 “La cultura dominante cerca di spaventarci, facendoci scegliere la sicurezza al posto del rischio e l’uniformità al posto della differenza”, scriveva la studiosa femminista Bell Hooks. Ricordare queste donne è un atto politico e umano.