Andrea, Gabriele, Gaspare e Laura: quattro storie dietro al Servizio Civilehttps://www.terra-franca.it/wp-content/uploads/2025/02/5.jpg1280960TERRA FRANCATERRA FRANCAhttps://www.terra-franca.it/wp-content/uploads/2025/02/5.jpg
L’empatia verso il mondo naturale unisce le storie dei quattro giovani che da qualche settimana sono impegnati a Terra Franca in un progetto del Servizio Civile Ambientale. Andrea, Gabriele, Gaspare e Laura supportano con entusiasmo il significativo investimento di HRYO sull’educazione alla tutela dell’ambiente e nella promozione di comportamenti sostenibili. Le loro sono storie che parlano di creatività, riconnessione con la terra, curiosità e impegno.
Andrea ha 29 anni e, prima di diventare amministratore di condominio, ha accumulato diverse esperienze lavorative. Da sempre ha un forte legame con la natura e gli animali e ha deciso di impegnarsi nel Servizio civile ambientale a Terra Franca per avere l’opportunità di viverli da vicino.
Gabriele ha deciso di partecipare al servizio civile ambientale per acquisire nuove competenze, sviluppare un senso di responsabilità sociale, fare nuove esperienze e contribuire all’arricchimento del proprio curriculum. Ha 22 anni, la maturità classica e il Servizio Civile è per lui la prima esperienza lavorativa. Ama molto la terra e il contatto con la natura.
Per Gaspare, 22 anni, con la maturità scientifica in tasca, il servizio civile ambientale è un’opportunità per contribuire in maniera significativa alla sua crescita professionale. Il suo obiettivo a medio termine è quello di imparare a gestire un terreno sia pure con risorse esigue. La sua passione? Oltre all’agricoltura, l’allevamento di animali esotici e le scienze naturali.
Laura, 28 anni, è appassionatə di fumetti e videogiochi, viaggia per l’Italia lavorando nelle fiere più importanti del settore. Ex barista, si muove tra eventi e community geek, trasformando la sua passione in lavoro. Studia criminologia, conosce l’inglese e il tedesco, lingue che la aiutano a comunicare e interagire con persone di diverse culture. Ha scelto il servizio civile ambientale perché crede nella tutela della natura e in un futuro più sostenibile.
Alla fine del 2024 sono stati selezionatiper il Servizio Civile Ambientale e hanno scelto di impegnarsi nel progetto proposto dalla Human Rights Youth Organization in collaborazione con l’Associazione Dasein.
Il progetto del Servizio Civile riguarda l’ideazione e la realizzazione di attività finalizzate alla promozione della conoscenza e della cultura della solidarietà mediante la promozione di forme di collaborazione tra gli enti del territorio. Il servizio civile è, non dimentichiamolo, un’esperienza che arricchisce non solo il singolo volontario, ma l’intera collettività. La collaborazione tra HRYO e Associazione Dasein dimostra l’importanza di unire le forze per costruire un futuro più sostenibile, garantire un ambiente sano e prospero per tutti e sviluppare opportunità per le nuove generazioni. La sede di Human Rights Youth Organization, Terra Franca, è accreditata per il Servizio Civile Universale.
Cosa è il Servizio Civile Ambientale
Il servizio civile ambientale è un programma di volontariato promosso dal governo italiano che permette ai giovani di impegnarsi per dodici mesi in progetti a favore dell’ambiente e della comunità. Gli obiettivi principali del servizio civile ambientale sono la tutela e la valorizzazione del territorio, la sensibilizzazione sulla sostenibilità ambientale e la promozione di comportamenti eco-sostenibili.
I volontari che partecipano al servizio civile ambientale possono svolgere attività di monitoraggio ambientale, educazione ambientale, recupero di aree degradate, manutenzione di parchi e giardini pubblici, promozione della raccolta differenziata e tanto altro. In questo modo, contribuiscono in maniera concreta alla salvaguardia dell’ambiente e al benessere della comunità. Si tratta di un’esperienza che, andando oltre il volontariato tradizionale, sviluppa competenze, in connessione con il territorio, spendibili nel mondo professionale.
“Affrontiamo il progetto per il Servizio Civile Universale con molto entusiasmo, perché siamo convinti dell’importanza del rapporto con le ragazze e i ragazzi, coi quali collaborare in una dimensione di memoria attiva e di buone pratiche”, dice il presidente di HRYO, Marco Farina.
Al Vicolo è aperto, viva Al Vicolo!https://www.terra-franca.it/wp-content/uploads/2024/12/al-vicolo-22.jpg15362040TERRA FRANCATERRA FRANCAhttps://www.terra-franca.it/wp-content/uploads/2024/12/al-vicolo-22.jpg
Perdonateci l’autocelebrazione, ma capirete la nostra felicità nel vedersi concretizzare un progetto su cui abbiamo investito per mesi energie, idee, lavoro. “Terra Franca Al Vicolo” è finalmente aperto a tutte e a tutti voi che vorrete venire a trovarci, a collaborare, a vivere questo spazio di vicolo San Basilio 10/12 a Palermo che è pure un circolo Arci, “Arci Terra Franca“. Il 10 dicembre – in occasione della Giornata mondiale dei Diritti Umani – è stato il momento in cui ci siamo dati appuntamento per l’apertura ufficiale, con quanti credono che sia possibile che tutte le persone vivano insieme in pace, che si debba coltivare l’inclusione economica, sociale e lavorativa, che le città debbano essere improntate all’effettività dei diritti umani.
I diritti umani cominciano dalla nostra città e noi della Human Rights Youth Organization questo assunto lo decliniamo con un impegno che, partendo da Terra Franca a Cruillas – dal 2019, anno in cui ci è stato affidato questo terreno confiscato è laboratorio a cielo aperto per l’educazione ai diritti umani e per i temi ambientali, ha pure ospitato diversi scambi giovanili e training internazionali, creando uno spazio di condivisione e apprendimento per giovani di tutto il mondo -, approda nel centro della città per essere funzionale alla diffusione all’interno del tessuto più antico di Palermo delle buone pratiche adottate in questi anni. “Al Vicolo” sarà un luogo vivo e attivo tutto il giorno. In parte ufficio, in parte punto scambio di prodotti eco-solidali, “Al Vicolo” è un centro culturale che si presta a ospitare ogni tipo di evento, dai corsi di formazione alle conferenze stampa, dalle mostre agli scambi internazionali.
Il 10 dicembre è stata pure l’occasione per dircele, tutte queste cose, in un panel molto partecipato. Tra i relatori, il presidente di HRYO, Marco Farina; Lidia Tilotta, giornalista e scrittrice; il presidente di Arci Palermo Fausto Melluso; Alessia Todaro, dell’associazione regionale Apicoltori siciliani, e Matilda Famiglini, presidente di Arci Terra Franca. Infine, la festa, con l’esibizione dal vivo di giovani artisti, Martina Cirri e Sleepy Train.
Due chiacchiere in libertàLa bacheca Marco Farina, presidente HRYOLidia Tilotta, giornalistaIl panel Alessia Todaro, apicultriceFausto Melluso, Arci PalermoMatilda FamigliniLa festaLa follaI sorrisiLa gioiaL’angolo delle Bee WomenArci Terra Franca
Terra Franca “approda” nel centro storicohttps://www.terra-franca.it/wp-content/uploads/2024/12/Locandina-Al-Vicolo-10-Dicembre_.jpg17542481TERRA FRANCATERRA FRANCAhttps://www.terra-franca.it/wp-content/uploads/2024/12/Locandina-Al-Vicolo-10-Dicembre_.jpg
Terra Franca “approda” nel centro storico: la sede diventerà bottega eco-solidale e luogo di workshop sui temi dell’inclusione sociale e dei diritti
Diventerà un luogo in cui si potranno organizzare attività culturali e workshop sui temi dell’inclusione sociale, dei diritti civili e della libertà la sede che l’associazione umanitaria HRYO inaugurerà il 10 dicembre a Palermo.
I componenti di questa realtà vivono dal 2009 un percorso straordinario in cui cercano di essere portatori di un cambiamento positivo, volto all’inclusione sociale e al riconoscimento dei diritti. Una mission che ispira pure il programma dell’evento del 10 dicembre, quando, in occasione della Giornata internazionale dei Diritti Umani, l’associazione umanitaria palermitana aprirà ufficialmente i battenti de “Al Vicolo”, uno spazio di comunità in vicolo San Basilio 10/12 a Palermo.
“Al Vicolo” nasce dalla collaborazione di tutte le persone che orbitano attorno a Terra Franca, con lo scopo di mettere insieme bisogni diversi, all’interno del contesto urbano. Nel cuore di Palermo, in parte ufficio, in parte punto scambio di prodotti eco-solidali, “Al Vicolo” è un centro culturale che si presta a ospitare ogni tipo di evento, dai corsi di formazione alle conferenze stampa, dalle mostre agli scambi internazionali. Uno degli obiettivi della serata è proprio quello di far conoscere la “station” dell’associazione palermitana attraverso la visita agli spazi, l’ascolto degli obiettivi preposti e la mission: la costruzione di un percorso in cui si lotta per il riconoscimento della libertà delle persone, per i diritti civili, per una cultura pacifista, ecologista, non consumistica e solidale.
La Human Rights Youth Organization è un’organizzazione no-profit dedicata alla promozione e tutela dei Diritti Umani, dell’educazione e dell’inclusione sociale. Gestisce progetti internazionali e iniziative locali e dal 2019 si occupa di Terra Franca, un terreno confiscato alla mafia, con lo scopo di trasformare lo spazio in una opportunità e restituirlo al quartiere, al paesaggio e alla società.
A Terra Franca, che si trova nel quartiere di Cruillas, vengono realizzati numerosi progetti, tutti focalizzati sull’educazione ai diritti umani e su temi ambientali per bambini e per adulti. Terra Franca ha pure ospitato diversi scambi giovanili e training internazionali, creando uno spazio di condivisione e apprendimento per giovani di tutto il mondo. Terra Franca è oggi un hub educativo dedicato a tematiche ambientali e alla sostenibilità, arricchito da numerosi elementi progettati con un approccio basato sulla permacultura. L’approdo dell’esperienza di Terra Franca nel centro della città è funzionale alla diffusione sul territorio delle buone pratiche adottate in questi anni. “Al Vicolo” sarà un luogo vivo e attivo tutto il giorno.
Martedì 10 dicembre dalle 19 a mezzanotte ci sarà una serata di scambio, condivisione, convivialità, musica e amicizia. Alle 20 è previsto un panel con Marco Farina, presidente di HRYO, la giornalista RAI Lidia Tilotta, il presidente di Arci Palermo Fausto Melluso, Alessia Todaro, dell’associazione regionale Apicoltori siciliani, e Matilda Famiglini, presidente di Arci Terra Franca. Giovani artisti promettenti come Martina Cirri, Chiara Accardi e Sleepy Train dalle 21 in poi animeranno la serata con musica dal vivo.
Martina Cirri, cantautrice e chitarrista siciliana classe ‘99, nasce e vive a Palermo, città in cui muove i primi passi presentando live le sue canzoni inedite che la portano ad aprire i concerti di diversi artisti nel capoluogo siciliano come Gnut, Rakel e Maria Antonietta.
Nel 2023 è ospite del concerto evento ‘Malafesta’ a Palermo organizzato da La Rappresentante di Lista; nel 2024 viene selezionata per suonare a Reykjavik, in Islanda, per il progetto Lujeljós.
Il 25 maggio del 2024 fu parte degli artisti che aderirono al concerto ‘A Nome Loro’, evento benefico che ricorda le vittime di mafia.
Nello stesso anno pubblica il suo singolo di debutto ‘Primavera’ e successivamente ‘NICA’, che racconta la storia di una donna vittima di un matrimonio violento. Nel novembre del 2024, Martina partecipa al tour “Giorni Felici” della Rappresentante di Lista, presentando i suoi brani per l’apertura del concerto nelle date di Firenze, Napoli, Molfetta, Milano e Padova.
Chiara Accardi, classe 2002, è una cantautrice indipendente siciliana.
Cresciuta a “pane e tamburelli”, la sua musica mantiene l’irriverenza propria del folk mischiandola con sonorità pop, vicine all’elettronica.
Con una scrittura ironica e sagace, Chiara racconta la sua generazione mostrandone i tratti più intimi e maturi.
Gli Sleepy train sono un duo palermitano acustico nato ad aprile 2016. Il genere cui si aspirano è il country folk di matrice americana ed europea, e nella fattispecie irlandese. La matrice americana invece risale al bluegrass delle string band campagnole e al cantautorato dei “menestrelli metropolitani”. La strumentazione di cui si avvalgono consta variabilmente di chitarra, banjo, armonica a bocca, mezzaluna e chitarra portoghese. A maggio del 2016 giungono alla finale di Rock10elode, e ad ottobre dello stesso anno, superano le prime selezioni del concorso nazionale con sede a Firenze di Rock contest di Controradio. Nell’aprile 2017 arrivano finalisti all’Opp festival, organizzato da Indigo. Nell’Estate del 2017 girano la Francia e suonano in diversi locali tra Bordeaux e Cadouin. Nel 2018 iniziano la registrazione del loro primo disco inedito presso lo studio whiskeytown diretto da Manuel Bellone. Il disco dal titolo “‘Mr.Black Hole” esce il 18 gennaio 2019, è presentato al Garibaldi Books & Records. Qualche giorno dopo vengono pubblicati su Spotify due singoli estratti dall’album. A ottobre del 2021 suonano sul palco del Festival Europeo dei Giovani (EYE 2021) a Strasburgo. Nel 2024 entrano in studio di registrazione per iniziare il lavoro del nuovo disco.
Gli Sleepy Train si sono esibiti in giro per la Sicilia e in alcune manifestazioni artistiche collettive come Sicilia Jazz festival (Valle dei Templi – AG, 2019) e Music for Peace (2022). Hanno inoltre partecipato a varie trasmissioni radiofoniche locali e nazionali e preso parte a manifestazioni artistiche collettive.
Il sacco di Palermo nel nostro minidoc: una storia che ha ancora molti segretihttps://www.terra-franca.it/wp-content/uploads/2025/07/Conca_doro_prima_del_sacco.jpg1600737TERRA FRANCATERRA FRANCAhttps://www.terra-franca.it/wp-content/uploads/2025/07/Conca_doro_prima_del_sacco.jpg
Se avete visto foto in bianco e nero di Palermo com’era fino agli anni Trenta del secolo scorso potrete constatare che è una città che si stenta a riconoscere. I mutamenti sono tanti e tali da sconcertare. Cosa ne è della città celebrata da scrittori di fama mondiale come Goethe? Che poi, come è noto, sin dalla sua fondazione, nella città di Palermo – dove circolano i popoli, si muovono le genti, migrano migliaia di individui portandosi dietro culture e lingue, che ogni istante creano nuove culture e nuove lingue – ci sono inserti fenici, greci, romani, e quindi francesi, spagnoli e via dicendo in una stratificazione che ne aveva fatto un gioiello architettonico. Alla fine, allora, come siamo arrivati alla città che oggi vediamo?
Per raccontarvelo vogliamo partire da quando Human Rights Youth Organization si è infatuata, all’Ufficio Beni Confiscati del Comune di Palermo, di un’area che sarebbe diventata Terra Franca. La Human Rights Youth Organization, per inciso, si è costituita nel 2009 per promuovere diversi iniziative culturali e ambientali ha il proprio focus nella promozione dei diritti umani.
Nel 2019 HRYO ha scelto quella porzione di territorio nel quartiere periferico di Cruillas, immaginandola con colori sorprendenti, insetti, lucertole, nugoli di uccellini rumorosi, api e galline, con un ritmo lento per un luogo naturale nel mezzo di un contesto propriamente cittadino.
Così, ha sviluppato una proposta progettuale con l’obiettivo di ridare lo spazio di Terra Franca al luogo, al paesaggio, alla società: per cercare di salvare almeno una porzione di un quartiere che è stato antropizzato negli anni Settanta dal sodalizio fra mafia, grandi imprese e mala politica. Dopo l’approvazione del progetto, HRYO ha dedicato le sue energie a questo terreno confiscato alla mafia all’interno del quartiere Cruillas. Attraverso attività formative e inclusive, vogliamo dare speranza alla comunità locale nella lotta contro le mafie e rafforzare la sensibilizzazione su temi ambientali.
Cruillas è uno dei quartieri palermitani di più recente costruzione. La sua storia si intreccia con quella del Sacco di Palermo e bisognerà passare attraverso una storia frammentaria – in cui ci toccherà raccogliere pezzi seminati per strada e ridare loro una forma, scansando le lunghe digressioni che intralciano la conoscenza di fatti e di luoghi – per individuare le ragioni e le conseguenze di molte scelte urbanistiche che hanno violato e deturpato irreparabilmente il volto di Palermo.
La storia, invece, ve la raccontiamo un po’ più ampiamente qui.
Il sacco di Palermo avviene tra gli anni ’50 e agli anni ’70, periodo cruciale per lo sviluppo urbano di Palermo, perché ne determina le linee di urbanizzazione che ancora oggi la città segue.
Non si può però schiacciare la storia dell’urbanistica palermitana e del “sacco di Palermo” su pochi attori e poche cause: la mafia; la corruzione dei politici; la miseria di quel che restava della nobiltà con la consequenziale fame di nuove fonti di guadagno; l’inerzia e, a volte, spesso, la complicità della borghesia.
E’una storia molto più complessa, che vede un quadro molto più ampio. C’era una società che usciva dalla seconda guerra mondiale e in rapida trasformazione; c’è l’inurbamento promosso dal nuovo ruolo di capitale regionale dopo l’autonomia, con l’affluenza di migliaia di siciliani provenienti da ogni parte dell’Isola per occupare posti di lavoro nella pubblica amministrazione; si incrociano, infine, anche le lotte e le scelte dei movimenti politici, soprattutto quelli per la casa; ci sono infine le più ampie tendenze alla scala nazionale: su tutto, c’è la scelta di puntare altrove per l’industrializzazione del Paese e la deindustrializzazione di città come Palermo diviene il motore di sviluppo del nord industriale, garantendo manodopera migrante a basso costo.
Il “sacco di Palermo” non è un insieme di operazioni perniciose avvenute intorno agli anni Cinquanta e Settanta del secolo scorso: è un processo che dalla fine dell’Ottocento si avvarrà – per quasi tutto il secolo a venire – di un granitico blocco economico, politico, sociale e malavitoso che ruota attorno all’edilizia, alla proprietà dei suoli, alla capacità di sostenere processi legislativi e amministrativi considerati vantaggiosi, bloccando invece quelli sgraditi, e mobilitando risorse e voti. Il blocco di potere cambia nei decenni, poiché il processo ha innescato una forte mobilità sociale. Non cambia il risultato. “I piani urbanistici tracciati dal 1860 al 1962 prevedono una distruzione del disegno urbano tradizionale – scrive il progettista Pier Luigi Cervellati nella sua relazione al PPE del 1989 -, che nel corso del tempo è diventata sempre più radicale e violenta.” Come scrive Salvatore Butera: “questa mutazione genetica della città avvenne certo ad opera della mafia e dell’intreccio col malaffare della politica ma che contro di essa non vi si erse un popolo di vittime innocenti. Dai professionisti, notai, avvocati, ingegneri, architetti, geometri, alla gente comune, a coloro che della casa avevano bisogno.”
La crescente segregazione tra le varie Palermo è stata promossa dalla pratica di pianificazione in sé, ma anche dalla sistematica svalutazione e mancata applicazione degli strumenti di zonizzazione, che sono parte della costruzione delle periferie e del centro storico come “altro”. Si può affermare senza ombra di dubbio che nella Palermo del dopoguerra viene operata, artatamente, una separazione tra i diversi pezzi della società anche mediante la costruzione di nuovi quartieri. Vivere nel bello – anzi, nel decoro – è un’utopia riservata a chi può permetterselo.
Ma anche il vivere nel bello diventa difficile per chi può permetterselo. Prendiamo ad esempio i giardini di via Libertà.
Il primo tronco della via Libertà, compreso tre le piazze Ruggero Settimo e Castelnuovo, da un lato, e Francesco Crispi e Antonio Mordini, dall’altro, è ancora oggi il più bel viale alberato della nostra città.
Tracciata nel 1848, la sua edificazione ebbe inizio solo a partire dal 1884 con la lottizzazione del suo lato orientale, mentre sul lato opposto, che nel 1891 – 92 accolse le effimere architetture dell’Esposizione Nazionale, la costruzione della cortina edilizia cominciò solo qualche anno prima della nascita del XX secolo. Era la strada preferita dalla borghesia cittadina, che l’aveva adornata con ville, tra il 1890 e il 1914, definita dai migliori ingegneri e architetti del tempo.
Ma il viale nel 1976 poteva già dirsi in gran parte irrimediabilmente perduto. Il Piano Regolatore Generale di Palermo del 1962, infatti, lo consegnò alle società immobiliari che in pochissimi anni sostituirono più del 60% dei suoi edifici originari; quelli scampati alla demolizione sono oggi sovrastati da moderni edifici condominiali, molti dei quali privi di qualità architettonica.
Scomparsi, ad esempio, i giardini al piano terra di tutti gli edifici che su di essa si affacciavano. Oggi solo alcuni degli edifici scampati al “sacco di Palermo” conservano questi piccoli giardini, degli altri è possibile riconoscere soltanto qualche elemento superstite delle antiche recinzioni.
I dati e l’inchiesta
Secondo l’Istat, nel 1951 Palermo contava 490.692 residenti; 130.000 abitavano nel centro storico martoriato dalle bombe, che avevano reso inabitabili circa 69.000 vani devastando il 42,3 per cento della città. Nel 1971, i residenti nel centro storico erano appena 35.000, su una popolazione complessiva salita a 642.814 persone: un’esplosione demografica che aveva fatto lievitare l’area urbanizzata da 600 a 5.000 ettari, frutto di quello che è passato alla storia come il “sacco edilizio” politico-mafioso di Palermo. Questa definizione (coniata nel 1954 dall’esponente politico Aldo Natoli per la recente storia urbanistica di Roma) venne utilizzata per la prima volta in riferimento a Palermo dal giornalista Roberto Ciuni per descrivere nel 1961 il dispiego di cemento che stava stravolgendo il capoluogo dell’Isola.
Ciuni impiegò l’espressione “sacco edilizio” sulle pagine del quotidiano “L’Ora” in un’inchiesta in tre puntate. Il giornalista stabilì con precisione nel novembre del 1952 l’avvio del “sacco” cittadino, promosso allora grazie ad una convergenza d’interessi.
A fare le spese della pianificata speculazione edilizia fu il centro storico di Palermo danneggiato dalle bombe della guerra e fatto oggetto di un piano di risanamento rimasto astutamente inattuato: la creazione di nuovi quartieri periferici lungo l’asse di via Sciuti e della piana dei Colli avrebbe infatti garantito ben altri affari.
La storia recente ci dice che a Palermo l’urbanistica e l’architettura moderna hanno lasciato poco spazio alla conservazione del patrimonio storico, architettonico e delle aree verdi. I principali documenti cartografici e catastali storici sui quali si è operato fino al PRG del 1989 risalivano al 1877, 1881, 1912, 1930, 1954 e non tenevano conto dei borghi fuori le mura e della Conca d’Oro, divenute parte integrante della città: questo ha creato un alibi per quanti, negli anni ha compiuto operazioni di tabula rasa e di distruzione di cospicue parti di città.
È in questo periodo che la rendita fondiaria ha il sopravvento sulle altre componenti della rendita cittadina: l’economia palermitana trova nell’attività edilizia la componente dominante. La parcellizzazione dei terreni avviene nell’interesse dei grandi proprietari, in accordo con la politica. In questo contesto di interessi si inserisce la mafia, che ha abbandonato i sistemi usati tradizionalmente e, sul modello della malavita americana, si è innesta nell’attività economica, con prevalenza verso il settore edilizio che all’epoca è quello più remunerativo.
Il sacco di Palermo trova il suo fulcro nella determinazione del Comune di Palermo di coinvolgere nei “Piani di ampliamento al Piano di Ricostruzione” pure iniziative esterne a Palazzo delle Aquile che danno un loro senso allo sviluppo della città.
Nel 1955 viene nominato un commissario prefettizio, Giuseppe Salerno, e si insediano poco dopo due commissioni, entrambe incaricate di redigere il piano regolatore generale del Comune di Palermo. Salerno procede ad approvare le convenzioni già stipulate dal sindaco Scaduto. Nascono via Empedocle Restivo, viale Campania, viale Lazio: nasce così il boom edilizio di Palermo.
Nel 1956 il Piano regolatore generale subisce un’accelerazione. Le disposizioni della Regione vogliono che il PRG venga accompagnato da un piano di coordinamento esteso ai sedici Comuni che formano l’hinterland cittadino e da un piano particolareggiato di risanamento del centro storico. Nel frattempo, mentre si discute il PRG, la città continua a crescere. Intere aree soggette ai piani particolareggiati sono sottoposte alla speculazione con demolizioni arbitrarie e con una edilizia di sostituzione simile a quella delle zone di espansione, con indici troppo elevati e altezze esagerate.
Tra le tante vicende, la più scandalosa è quella che riguarda Villa Deliella. Il 28 novembre 1959 è presentata (e il giorno stesso, un sabato, ottenuta) dal suo proprietario – il principe e ingegnere Francesco Lanza di Scalea – un’istanza ufficiale di demolizione di villa Deliella alle Croci. Si tratta di una costruzione realizzata nel 1909 da Ernesto Basile. Gli operai lavorano tutto il fine settimana per demolirla, mentre in via Libertà e nell’attiguo Giardino Inglese la vita scorre come sempre. L’amministrazione comunale non ritiene di dovere applicare la legge di salvaguardia, nonostante nel PRG del 1959, approvato pochi mesi prima, l’edificio figuri come “edificio monumentale da conservare” vincolando il giardino come verde privato e il regolamento edilizio allegato al piano regolatore ne vieti la demolizione. Sulla fine del villino Deliella si alza, in ritardo, un vero e proprio scandalo. Ormai si parla apertamente di “Sacco di Palermo”.
Sono anni in cui i nomi di Vito Ciancimino e Salvo Lima hanno un peso specifico enorme.
Nel 1962 la cosiddetta Legge Gioia, la numero 28, procura i fondi per un nucleo del primo piano di edilizia economica e popolare (legge 167 del 1962): destinati al risanamento del centro storico, vengono utilizzati per la costruzione di villaggi satellite: nella Piana dei Colli sorge lo ZEN (acronimo di Zona Espansione Nord), ufficialmente chiamato San Filippo Neri; a Borgo Nuovo con il CEP (coordinamento edilizia popolare). Il primo è oggi diviso in Zen 1 e Zen 2, due aree con diverse peculiarità costruttive; il secondo occupa un’area che si integra e sovrappone con il quartiere di Cruillas, fino alle falde di Monte Cuccio ed è limitrofo al quartiere di Borgo Nuovo, al quale è simile per caratteristiche urbanistiche.
Piante viarie legate al Sacco, L’Ora
A poca distanza sorge Cruillas, alle falde di Monte Cuccio e vicino al quartiere di San Giovanni Apostolo e alla zona di Petrazzi. Cruillas è composto prevalentemente da edilizia popolare o da grossi complessi di bassa altezza che inglobano le abitazioni di borgata più basse, caratterizzate principalmente da case a schiera o case in linea con attività al piano basso e dall’altezza che non supera i tre piani. Nel quartiere si trova un santuario, dedicato alla Madonna del Rosario di Pompei, costruito tra il 1892 ed il 1896, e alcune ville utilizzate dalla nobiltà palermitana per la villeggiatura fuori porta, risalenti al XVIII secolo. Le costruzioni hanno fagocitato le aree verdi utilizzate prevalentemente a scopo agricolo, riducendo Cruillas a una delle tante porzioni di Palermo con troppe case e pochi servizi.
Tra il 1965 e il 1970 ogni anno cambiano uso oltre 200 ettari e da terre fertili e coltivate diventano periferie fatte solo di cemento e di asfalto. Nella borgata di Ciaculli la mafia aveva però riservati per sé diversi agrumeti. Era la sola porzione della vecchia Conca d’Oro, fertile e ben irrigata, che aveva resistito all’assalto.
Il consumo di suolo si attenuò negli anni Ottanta, ma appena. Poi scese a 70 ettari tra il 1990 e il 2000 e quindi arrivò a 40.
L’espansione verso nord della città di Palermo aveva però determinato profonde trasformazioni nel territorio in cui si era inseria e aveva ovunque una peculiarità: la mancata realizzazione di servizi, attrezzature e per molto tempo anche di opere di urbanizzazione primaria.
L’assenza di servizi e di spazi pubblici determina un’ulteriore segregazione sociale nel rapporto col resto della città.
Durante la lunga sindacatura di Leoluca Orlando, che fece vivere alla città il sogno di una possibile Primavera, si sperimenta una inversione di tendenza, con i molti restauri e la vasta rivalutazione di intere zone del vecchio centro storico, all’interno del quale, però, continuano a convivere aree degradate ed edifici fatiscenti.
Foce dell’Oreto, foto FAI
Uno degli ultimi vergognosi capitoli del Sacco di Palermo è però quello che coinvolge Pizzo Sella, a nord di Palermo. Tra il 1978 e il 1983, su questo promontorio collinare che domina il golfo di Mondello il sodalizio tra mafia, politica e grandi imprese fece planare una colata di cemento per antropizzarlo manipolando lo strumento urbanistico del 1962.
Prima dell’entrata in vigore della legge urbanistica regionale, che avrebbe abbassato gli indici di edificabilità del piano regolatore, vengono rilasciate oltre trecento concessioni edilizie a nome di Rosa Greco, moglie del costruttore Andrea Notaro e sorella del boss mafioso Michele Greco. Solo quando 174 ville sono già edificate – e hanno stravolto irrimediabilmente l’orografia di Pizzo Sella – un esposto anonimo spinge la magistratura ad intervenire. Indagini dei carabinieri e della polizia municipale accertano allora un articolato progetto di lottizzazione fuori legge, i lavori vengono sospesi e si avvia un lungo iter processuale che evidenzia il subentro, dopo numerosi passaggi di proprietà, di società appartenenti a gruppi autorevoli quali Gardini e Ferruzzi.
La vicenda travolge le vite di chi ha acquistato in buona fede alcune delle ville finite complete di certificato di abitabilità. Nel 1997, infatti, l’intera area è sottoposta a sequestro preventivo. Acquisiti gli immobili, sotto le insistenti spinte delle associazioni ambientaliste, nel 1999 le ruspe comunali si muovono per abbattere gli ecomostri di Pizzo Sella, ma dopo sole cinque demolizioni tutto si ferma.
Cosa è una città? Terra Franca Memoria digitale risponde con un minidochttps://www.terra-franca.it/wp-content/uploads/2025/07/Palermo-mappa-del-1677.jpg20481374TERRA FRANCATERRA FRANCAhttps://www.terra-franca.it/wp-content/uploads/2025/07/Palermo-mappa-del-1677.jpg
Nelle prime pagine di Die Stadt (edito nel 1921), Max Weber, uno dei massimi studiosi della città moderna, scrive: “Si può tentare di definire una ‘città’ in modi molto diversi. È comune a tutte le definizioni soltanto il fatto che essa in ogni caso (almeno relativamente) sia un insediamento circoscritto, un ‘centro abitato’, e non una o più abitazioni isolate. […] Essa è un grande centro abitato”. Per definire la città, Weber parte dalla topografia, dalla concentrazione e circoscrizione dell’insediamento, pur riconoscendo i limiti del guardare esclusivamente questi aspetti.
Negli anni Trenta del secolo scorso c’è chi, invece, va oltre al significato immediato, fisico.
L’urbanista e sociologo Lewis Mumford sottolineò che occorreva cogliere le caratteristiche e le dinamiche sociali, economiche, politiche e culturali senza le quali le città non esisterebbero. Per Munford il vero significato dell’urbano risiede nel suo essere “un intreccio geografico, un’organizzazione economica, un processo istituzionale, il teatro dell’azione sociale e il simbolo estetico dell’unità collettiva”.
Successivamente, le concezioni di città di Sombart e di Weber, pur con delle differenze, sottolineano un aspetto importante, che segnerà fortemente l’evoluzione successiva degli studi urbani. Questo aspetto è rappresentato dalla relazione fra la città e il territorio circostante.
In Italia, l’urbanista Livio Toschi, nel primo manuale di geografia urbana pubblicato in Italia nel 1966, sosteneva la possibilità di individuare la distinzione fra urbano e rurale attraverso l’elaborazione di un indice di urbanità dato dalla combinazione di dieci variabili (dalla percentuale di popolazione attiva al numero di abitanti dotati di titolo di studio al numero di abitazioni fornite di servizi). Una tecnica di classificazione che permette meglio, ad esempio, l’individuazione delle aree metropolitane.
Saranno due anglosassoni, Ash Amin e Nigel Thrift, due geografi, a ripensare radicalmente la definizione di città. Secondo questi autori, ciò che l’urbanista Louis Wirth riconosce e sottolinea come distintivo dello stile di vita urbano – un tipo particolare di relazioni sociali, basato sui rapporti face-to-face (o di compresenza) – non tiene conto di altri tipi di relazioni sociali, che caratterizzano, con sempre maggiore frequenza, la vita nella città: oggi, le relazioni a distanza e i legami virtuali influenzano sempre più la formazione di relazioni sociali che prescindono largamente dalla prossimità. Del resto, il ruolo esercitato dai mezzi di comunicazione nel “dare forma” alle relazioni socio-spaziali è un elemento da tempo riconosciuto negli studi urbani, così come la presenza di efficienti trasporti urbani.
Cosa è, dunque, una città?
Citando il filosofo Merleau-Ponty: “lo spazio non è l’ambito (reale o logico) in cui le cose si dispongono, ma il mezzo in virtù del quale diviene possibile la posizione delle cose”.
Lo spazio pubblico è una costruzione sociale fragile, mutevole e interessante che prevede una dimensione collettiva sempre più in crescita che contrasta con il mondo contemporaneo che è sempre più diviso ed eterogeneo. Ad attaccare oggi lo spazio pubblico ci sono la privatizzazione e la cultura del consumo; la segregazione della città insicura; il “narcisismo pubblico”, ossia l’invasione della sfera privata in quella pubblica; la contesa tra il volere cittadino di partecipare ad esso e gli interessi tra i singoli.
Nella teoria di Lefebvre (datata 1970) la città è l’opportunità di rigenerazione dello spazio sociale attraverso la partecipazione attiva degli abitanti che vivono i luoghi urbani. Quindi, la città è la possibilità di riappropriarsi dello spazio e del tempo in base alle esigenze e ai bisogni di chi la vive.
Oggi cosa possiamo constatare? Intanto un diffuso allarme sociale sul degrado dell’ambiente urbano, che rende più allarmante la percezione dell’insicurezza degli spazi pubblici: questo crea un corto circuito generando un progressivo allontanamento degli individui dalla vita pubblica, una sfiducia nei confronti delle istituzioni e della loro azione e un generale impoverimento dello spazio collettivo.
Human Rights Youth Organization crede che una città sia innanzitutto un luogo, concetto di luogo, con una sua specifica collocazione geografica, con una sua materialità. Ma una città è pure, se non soprattutto, l’investimento affettivo che i soggetti e i gruppi hanno su di essa, ossia la sua corrispondenza a simboli e valori. La percezione di un senso del luogo da parte di chi lo abita deve essere alimentata dalla memoria, che ci permette di proiettarci nel futuro.
Ecco perché abbiamo investito nella ricerca della storia urbanistica di Palermo negli ultimi 150 anni, per realizzare un mini-documentario che possa diventare un supporto didattico e conoscitivo per le generazioni più giovani e un promemoria per le generazioni che decidono l’oggi della nostra città. La città è il riflesso della società che la vive, che si produce e riproduce. La città è il filo cronologico della società perché presenta i resti del passato; è l’opportunità di rigenerare lo spazio attraverso la partecipazione attiva degli abitanti che la vivono e che quindi hanno l’opportunità di riappropriarsi dello spazio in base alle proprie esigenze. Ma questo è possibile solo se si conoscono bene le ambiguità, le scelte, le opportunità mancate, le vocazioni tradite. Nasce, quindi, il minidoc “Il sacco di Palermo”, che inseriremo all’interno del polo museale Terra Franca Memoria Digitale, un progetto finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del PNRR per il settore relativo alla transizione digitale degli organismi culturali e creativi.
Il museo, lo ricordiamo, si inserirà all’interno di un circuito di organizzazioni e reti che garantiranno la sua fruizione nel tempo da parte di un pubblico non solo locale, ma anche nazionale e internazionale.
Nel museo virtuale Terra Franca Memoria Digitale ci sarà anche il nostro pollaio!https://www.terra-franca.it/wp-content/uploads/2022/11/313305890_5938128409553229_2710282567062472007_n.jpg15362048TERRA FRANCATERRA FRANCAhttps://www.terra-franca.it/wp-content/uploads/2022/11/313305890_5938128409553229_2710282567062472007_n.jpg
Una struttura importante, anche se complementare, per la vita contadina è il pollaio. In passato era più facile imbattersi pure in città, in certi vicoli. Oggi, invece, la maggior parte dei bambini cresce senza conoscere la vita rurale, e men che meno il pollaio.
I grandi allevamenti industriali di polli per ricavare carne e uova e, in genere, di animali di “basso cortile”, ci hanno fatto quasi dimenticare il pollaio. Oggi, a differenza di un tempo, i contadini allevano il pollame ruspante ad uso e consumo esclusivo della famiglia.
Per noi della HRYO il pollaio è una parte importante di Terra Franca. L’esistenza del pollaio è facilmente intuibile, quando, girando per la nostra campagna, si vedono pennuti ruspanti. A maggior ragione quando sentiamo l’odore inconfondibile delle galline.
A Terra Franca il pollaio è arioso, rispettoso dei pennuti che ospita.
Per creare un’esperienza immersiva nella vita rurale, abbiamo quindi deciso di mettere il pollaio in realtà virtuale all’interno di quello che sarà il museo Terra Franca Memoria Digitale.
Lo scopo è quello di far scoprire il mondo quotidiano del pollaio attraverso un’esperienza in realtà virtuale che permetta di osservare da vicino il comportamento e le abitudini delle galline in un ambiente naturale e rispettoso.
Ci si potrà così muoversi liberamente all’interno di un pollaio virtuale, interagendo con l’ambiente e imparare:
🐔 Come vivono le galline in libertà 🥚 Come si sviluppa la deposizione delle uova 🌿 Quali sono i ritmi e le relazioni che regolano la vita del gruppo
Un’esperienza realistica e formativa, pensata per avvicinare adulti e bambini al mondo dell’allevamento etico, alla sostenibilità alimentare e alla comprensione del rapporto tra esseri umani e animali da cortile.
Un viaggio educativo tra tecnologia e natura, per riscoprire il valore della vita semplice e autentica, che troverete presto a disposizione e al quale stiamo lavorando proprio in questi giorni.
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Second life after Ballarò, un futuro possibilehttps://www.terra-franca.it/wp-content/uploads/2022/06/Sans-titre-6.jpg18901417TERRA FRANCATERRA FRANCAhttps://www.terra-franca.it/wp-content/uploads/2022/06/Sans-titre-6.jpg
Quelle ambientali sono scelte non più differibili, se vogliamo continuare ad ammirare con serenità le rovine di chi ci ha preceduto. E sono scelte che dipendono dai governi ma anche dalla volontà dei singoli. E allora, almeno per questi ultimi, la domanda delle domande è se c’è un futuro diverso della discarica per i nostri rifiuti. C’è. La società contemporanea è in grado di imparare la lezione che ci impone il cambiamento climatico e l’inquinamento. È questa la scommessa dell’organizzazione umanitaria HRYO, che cerca di insufflare aria nuova a Ballarò e a Cruillas, uniti idealmente da un’idea: che c’è, appunto, spazio per avere interesse e cura per la città di Palermo, che non è scomparso lo spirito di collaborazione e l’anima delle periferie non è solo degrado.
Il progetto che Human Rights Youth Organization, a Palermo, porta avanti, piccola goccia nel mare magnum dei bisogni di Palermo, è stato denominato Second life after Ballarò. È sviluppato col sostegno del Corpo Europeo di Solidarietà ed è in convenzione con l’Agenzia Nazionale per i Giovani.
Da mesi HRYO ci lavora, scommettendo sulla capacità di svolta dei commercianti di uno dei mercati storici di Palermo più frequentati da locali e turisti. Quello di Ballarò è un mercato che affonda le proprie radici nel periodo della dominazione araba. Rappresenta il mercato più antico e grande della città (si estende da piazza Casa Professa ai bastioni di corso Tukory) e ancora oggi è quello che, nella accezione comune del palermitano, è destinato alla vendita delle primizie e di tutto quanto proviene dalle campagne.
Dopo l’intensa progettazione, finalmente a luglio Second life after Ballarò è passato dalla fase teorica a quella pratica: il 4 luglio, dopo una presentazione del progetto e una spiegazione dello svolgimento della raccolta, a Moltivolti, un gruppo di operatori è partito all’avventura nel mercato storico per la prima di una serie di raccolte di rifiuti organici. A dare una mano a quelli di HRYO, i volontari di SOS Ballarò.
Le raccolte hanno tre obiettivi principali. Il primo, quello di coinvolgere e collaborare con i venditori di frutta e verdura del mercato per recuperare i loro rifiuti organici senza interrompere le loro attività quotidiane. “A tal fine – racconta Weronika, una delle volontarie di HRYO, che proviene dalla Polonia – abbiamo lasciato una scatola di cartone vuota all’inizio del nostro giro e l’abbiamo ritirata piena di prodotti invendibili e altri rifiuti organici alla fine dell’evento”. Il secondo è quello di raccogliere i rifiuti organici lasciati nelle vie principali del mercato per renderlo più pulito e accogliente. “L’ultimo obiettivo della raccolta è quello di sensibilizzare i clienti del mercato sul possibile riutilizzo dei rifiuti organici e sulla loro utilità. Ma anche incoraggiare tutti a differenziare i rifiuti e a fare il proprio compost”, dice il direttore di HRYO, Marco Farina, che prosegue: “Da Ballaró a Cruillas il passo è breve, stiamo provando a riaprire una riflessione sul tema dei rifiuti organici dello storico mercato che potrebbero trasformarsi in ricchezza per la comunità. Sono processi lunghi, ma speriamo di poter contribuire al cambiamento con piccole azioni. Il grazie va a tutti i volontari e le realtà che stiamo incontrando.”
Insomma, l’organizzazione cerca di mettere insieme soluzioni di sostenibilità ecologica anche in città, con un approccio multidisciplinare e di tipo cooperativistico tra le persone, oltre le indecisioni della politica. La ricetta è semplice e comincia a diffondersi da quando si è più consapevoli che il nostro impatto sull’ambiente è il prodotto di due fattori: la crescita demografica e l’impatto ambientale individuale.
“HRYO è una delle tante realtà che prova a capire come le città si stanno adattando, o potrebbero adattarsi, nei prossimi anni a una pianificazione di raccolta e smaltimento dei rifiuti più sostenibile, e come sia possibile adottare soluzioni locali cercando di mantenere una visione sistemica del problema ambientale”, conclude Farina.
Il progetto “Second life after Ballarò” è, necessariamente, delimitato in uno specifico territorio: collega però lo storico mercato di Ballarò a Terra Franca, terreno confiscato alla mafia situato nel quartiere Cruillas, a 10 km dal centro città. Terra Franca è un terreno confiscato alle mafie e affidato a HRYO quattro anni fa. Dal 2019 l’associazione palermitana lavora per creare a Terra Franca uno spazio verde per gli abitanti e intraprende numerose azioni di educazione ambientale improntati alla permacultura.
L’obiettivo di “Second life after Ballarò” è quello di contribuire a rendere il quartiere di Ballarò più sostenibile, sensibilizzando alla raccolta differenziata e alla gestione dei rifiuti organici generati dalle diverse attività commerciali presenti in zona e nel contempo, grazie alla visual experience, incrementare la sensibilità ambientale pure a Cruillas, con l’alimentazione della compostiera con l’organico proveniente da un altro quartiere. Centro e periferia, non è una novità, sono elementi imprescindibili di una città. Ma, nel caso di Palermo, il centro storico è una delle sue periferie: caratteristiche come il processo di allontanamento dei servizi, il deficit di sicurezza e il sottoutilizzo degli edifici sono le stesse che contraddistinguono le altre sue periferie urbane. Se Palermo vuole avere un futuro, deve capovolgere la propria filosofia di vita e cominciare a ragionare sul concetto di responsabilità condivisa.
Una Consulta per Cruillashttps://www.terra-franca.it/wp-content/uploads/2021/07/Terra-Franca.jpg1142911TERRA FRANCATERRA FRANCAhttps://www.terra-franca.it/wp-content/uploads/2021/07/Terra-Franca.jpg
Com’è vivere in una periferia distante dal centro città e poco collegata con i più frequentati luoghi di ritrovo giovanili? A Cruillas è la domanda che trova facile risposta: ci si sente isolati. E suscita, immediatamente, altre domande: quale prospettiva emerge a mano a mano in termini di opportunità, per questi giovani? Quali storie vi si nascondono? Per accedere al vivere dei giovani e giovanissimi di Cruillas, questa periferia troppo spesso dimenticata, l’organizzazione HRYO ha pianificato e messo in atto il progetto “Cruillas in Consulta”. Si tratta di un progetto che fa appello alla libertà, rimette la ragione in cantiere, ristabilisce una scelta di pensiero. Tutto questo è fondamentale per promuovere l’essere umano, in perfetta inclusione, promozione, partecipazione. L’idea è quella di stimolare il processo di creazione di una consulta giovanile all’interno del quartiere Cruillas. Alle 10 di sera è come se fosse già notte fonda lungo via Trabucco. I rumori che arrivano sono solo artificiali: clacson, motori di auto. Ma dei giovani, per strada, non c’è traccia. Mancano gli spazi di incontro e di opportunità per i giovani. Di giorno cambia poco, all’interno del quartiere non sono presenti scuole di secondo grado e mancano di spazi aggregativi di qualità che stimolino il confronto tra pari. Nel 2019, all’interno di Cruillas HRYO ha ricevuto in gestione dall’amministrazione comunale un bene sequestrato alla mafia, Terra Franca, con lo scopo di restituire il bene comune alla sua città e ai suoi giovani. “Per noi risulta importante attivare un gruppo di giovani del luogo che si prenda cura del progetto e che attivi processi partecipativi e decisionali – afferma il direttore di Human Rights Youth Organization, Marco Farina -; per fare questo vogliamo promuovere la creazione di una consulta giovanile informale, che sia stimolo di partecipazione e coinvolgimento giovanile, ma che sia anche strumento pratico che connetta i giovani con gli amministratori locali, e che stimoli un loro coinvolgimento pragmatico, restituendo importanza al loro lavoro e riconoscendoli come attori fondamentali per le rivendicazioni del territorio”.
Il progetto, iniziato a gennaio con una serie di laboratori e di attività, giunge adesso nella sua fase più animata e pragmatica. Destinato a un gruppo di circa 30 giovani di età compresa tra i 16-26 anni provenienti dalla città di Palermo, preferibilmente dal quartiere Cruillas o residenti all’interno della sesta circoscrizione, punta a stimolare nei giovani una maggiore propensione dei giovani nella gestione di spazi pubblici comunitari, favorire la partecipazione dei giovani e il nuovo ingressi di membri nella consulta così da garantire un ricambio generazionale e la proposta di nuove azioni, rafforzare la partecipazione dei giovani a livello europeo e il rafforzamento dei valori europei.
Dal 14 al 16 novembre si svilupperà la fase più delicata, quella della creazione della Consulta, in preparazione dell’evento finale, “Youth in action”. Per questa fase c’è spazio per cinquanta giovani. Le attività saranno svolte principalmente all’interno del quartiere Cruillas e in particolare presso “Terra Franca” e nei plessi scolastici vicini. Diceva Eraclito: “Senza intelligenza, avendo ascoltato, assomigliano a dei sordi; il detto testimonia per essi: presenti, sono assenti”. Di fatto, si è in una realtà ma la mente è altrove, e la propria realtà va sempre più alla deriva. Lasciatevi allo slancio del presente, partecipate. HRYO chiede a chiunque sia interessato di farsi avanti. Per maggiori informazioni basterà contattare g.spina@hryo.org e m.lograsso@hryo.org.
ECOmmunity, festa finale con orti e pollaiohttps://www.terra-franca.it/wp-content/themes/fildisi/images/empty/thumbnail.jpg150150TERRA FRANCATERRA FRANCAhttps://www.terra-franca.it/wp-content/themes/fildisi/images/empty/thumbnail.jpg
Alcuni progetti regalano emozioni inaspettate, per la capacità di solleticare la voglia di conoscenza e la sensibilità verso alcune tematiche. Accade, ad esempio, con ECOmmunity, ideato da HRYO e finanziato dalla European Youth Foundation del CoE (Council of Europe).
ECOmmunity intendeva contribuire alla creazione di una società più ecologica, sensibilizzando su tematiche legate alla sostenibilità, all’economia circolare e all’autoproduzione per offrire competenze pratiche e nozioni utili ai partecipanti. Gli obiettivi di ECOmmunity sono chiari e semplici: creare una comunità più autosufficiente, un passo alla volta; riflettere sul proprio contesto in termini di climate change; recuperare il contatto con la natura, l’interazione sociale e il lavoro collaborativo. Con i laboratori che sono stati attivati – dalla realizzazione di prodotti cosmetici naturali al compostaggio, dalla lavorazione del legno all’orto sinergico – HRYO si è posta l’obiettivo, riuscito, di fare dei partecipanti gli attori del proprio cambiamento e di quello della propria comunità, ma anche di diventare strumenti adeguati essi stessi per agire come moltiplicatori di buone pratiche. ECOmmunity rientra in un percorso intrapreso da HRYO nell’ambito della costruzione di una società più ecologica e autosufficiente, oltre che in quello della lotta contro il fenomeno mafioso. Il progetto, infatti, si è svolto a Terra Franca, un terreno confiscato alla mafia e affidato all’organizzazione palermitana nel 2019.
A Terra Franca si è svolto pure l’evento finale di ECOmmunity, il 5 giugno, nella Giornata mondiale dell’ambiente, l’appuntamento promosso dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) per sensibilizzare sui temi della tutela e della salvaguardia della Terra. La scelta di Terra Franca è legata alla volontà di aprire alla comunità lo spazio affidato ad HRYO.
A Terra Franca il gruppo dei partecipanti ha voluto realizzare, come risultato finale del progetto ECOmmunity, degli orti a lasagna e un pollaio.
I partecipanti hanno pure realizzato un video del progetto (https://www.youtube.com/watch?v=RIg7R3RJFf4) e anche un manuale che racchiude le informazioni principali sulla settimana di laboratori che si è svolta a maggio (https://we.tl/t-XiHxdnHBPL file:///C:/Users/Fujitsu/Desktop/Resource%20Pack_ECOmmunity.pdf )
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