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Terra Franca “approda” nel centro storico

Terra Franca “approda” nel centro storico 1754 2481 TERRA FRANCA

Terra Franca “approda” nel centro storico: la sede diventerà bottega eco-solidale e luogo di workshop sui temi dell’inclusione sociale e dei diritti

Diventerà un luogo in cui si potranno organizzare attività culturali e workshop sui temi dell’inclusione sociale, dei diritti civili e della libertà la sede che l’associazione umanitaria HRYO inaugurerà il 10 dicembre a Palermo.

I componenti di questa realtà vivono dal 2009 un percorso straordinario in cui cercano di essere portatori di un cambiamento positivo, volto all’inclusione sociale e al riconoscimento dei diritti. Una mission che ispira pure il programma dell’evento del 10 dicembre, quando, in occasione della Giornata internazionale dei Diritti Umani,  l’associazione umanitaria palermitana aprirà ufficialmente i battenti de “Al Vicolo”, uno spazio di comunità in vicolo San Basilio 10/12 a Palermo.

“Al Vicolo” nasce dalla collaborazione di tutte le persone che orbitano attorno a Terra Franca, con lo scopo di mettere insieme bisogni diversi, all’interno del contesto urbano. Nel cuore di Palermo, in parte ufficio, in parte punto scambio di prodotti eco-solidali, “Al Vicolo” è un centro culturale che si presta a ospitare ogni tipo di evento, dai corsi di formazione alle conferenze stampa, dalle mostre agli scambi internazionali. Uno degli obiettivi della serata è proprio quello di far conoscere la “station” dell’associazione palermitana  attraverso la visita agli spazi, l’ascolto degli obiettivi preposti e la mission: la costruzione di un percorso in cui si lotta per il riconoscimento della libertà delle persone, per i diritti civili, per una cultura pacifista, ecologista, non consumistica e solidale.

La Human Rights Youth Organization è un’organizzazione no-profit dedicata alla promozione e tutela dei Diritti Umani, dell’educazione e dell’inclusione sociale. Gestisce progetti internazionali e iniziative locali e dal 2019 si occupa di Terra Franca, un terreno confiscato alla mafia, con lo scopo di trasformare lo spazio in una opportunità e restituirlo al quartiere, al paesaggio e alla società.

A Terra Franca, che si trova nel quartiere di Cruillas, vengono realizzati numerosi progetti, tutti focalizzati sull’educazione ai diritti umani e su temi ambientali per bambini e per adulti. Terra Franca ha pure ospitato diversi scambi giovanili e training internazionali, creando uno spazio di condivisione e apprendimento per giovani di tutto il mondo. Terra Franca è oggi un hub educativo dedicato a tematiche ambientali e alla sostenibilità, arricchito da numerosi elementi progettati con un approccio basato sulla permacultura. L’approdo dell’esperienza di Terra Franca nel centro della città è funzionale alla diffusione sul territorio delle buone pratiche adottate in questi anni. “Al Vicolo” sarà un luogo vivo e attivo tutto il giorno.

Martedì 10 dicembre dalle 19 a mezzanotte ci sarà una serata di scambio, condivisione, convivialità, musica e amicizia.
Alle 20 è previsto un panel con Marco Farina, presidente di HRYO, la giornalista RAI Lidia Tilotta, il presidente di Arci Palermo Fausto Melluso, Alessia Todaro, dell’associazione regionale Apicoltori siciliani, e Matilda Famiglini, presidente di Arci Terra Franca. Giovani artisti promettenti come Martina Cirri, Chiara Accardi e Sleepy Train  dalle 21 in poi animeranno la serata con musica dal vivo.


Ufficio stampa

Antonella Folgheretti: 3297408592  – afolgheretti@gmail.com

Bio artisti:

Martina Cirri, cantautrice e chitarrista siciliana classe ‘99, nasce e vive a Palermo, città in cui muove i primi passi presentando live le sue canzoni inedite che la portano ad aprire i concerti di diversi artisti nel capoluogo siciliano come Gnut, Rakel e Maria Antonietta.

Nel 2023 è ospite del concerto evento ‘Malafesta’ a Palermo organizzato da La Rappresentante di Lista; nel 2024 viene selezionata per suonare a Reykjavik, in Islanda, per il progetto Lujeljós.

Il 25 maggio del 2024 fu parte degli artisti che aderirono al concerto ‘A Nome Loro’, evento benefico che ricorda le vittime di mafia.

Nello stesso anno pubblica il suo singolo di debutto ‘Primavera’ e successivamente ‘NICA’, che racconta la storia di una donna vittima di un matrimonio violento. Nel novembre del 2024, Martina partecipa al tour “Giorni Felici” della Rappresentante di Lista, presentando i suoi brani per l’apertura del concerto nelle date di Firenze, Napoli, Molfetta, Milano e Padova.

Chiara Accardi, classe 2002, è una cantautrice indipendente siciliana.

Cresciuta a “pane e tamburelli”, la sua musica mantiene l’irriverenza propria del folk mischiandola con sonorità pop, vicine all’elettronica.

Con una scrittura ironica e sagace, Chiara racconta la sua generazione mostrandone i tratti più intimi e maturi.

Gli Sleepy train sono un duo palermitano acustico nato ad aprile 2016. Il genere cui si aspirano è il country folk di matrice americana ed europea, e nella fattispecie irlandese. La matrice americana invece risale al bluegrass delle string band campagnole e al cantautorato dei “menestrelli metropolitani”. La strumentazione di cui si avvalgono consta variabilmente di chitarra, banjo, armonica a bocca, mezzaluna e chitarra portoghese. A maggio del 2016 giungono alla finale di Rock10elode, e ad ottobre dello stesso anno, superano le prime selezioni del concorso nazionale con sede a Firenze di Rock contest di Controradio. Nell’aprile 2017 arrivano finalisti all’Opp festival, organizzato da Indigo. Nell’Estate del 2017 girano la Francia e suonano in diversi locali tra Bordeaux e Cadouin. Nel 2018 iniziano la registrazione del loro primo disco inedito presso lo studio whiskeytown diretto da Manuel Bellone. Il disco dal titolo “‘Mr.Black Hole” esce il 18 gennaio 2019, è presentato al Garibaldi Books & Records. Qualche giorno dopo vengono pubblicati su Spotify due singoli estratti dall’album. A ottobre del 2021 suonano sul palco del Festival Europeo dei Giovani (EYE 2021) a Strasburgo. Nel 2024 entrano in studio di registrazione per iniziare il lavoro del nuovo disco.

Gli Sleepy Train si sono esibiti in giro per la Sicilia e in alcune manifestazioni artistiche collettive come Sicilia Jazz festival (Valle dei Templi – AG, 2019) e Music for Peace (2022). Hanno inoltre partecipato a varie trasmissioni radiofoniche locali e nazionali e preso parte a manifestazioni artistiche collettive.

Terra Franca Memoria Digitale: pianificati i temi del polo museale virtuale di HRYO

Terra Franca Memoria Digitale: pianificati i temi del polo museale virtuale di HRYO 720 720 TERRA FRANCA

Il progetto Terra Franca Memoria Digitale ha come obiettivo la valorizzazione  dell’area Terra Franca, situata nel quartiere di Cruillas, a Palermo. Il terreno,  confiscato alla mafia, è gestito dal 2019 dalla nostra associazione, che lo utilizza  per attività sociali ed educative, rivolte principalmente ai giovani del quartiere.

Il progetto si propone di creare un percorso digitale che unisce educazione  ambientale e lotta alla legalità, con contenuti pensati per adulti, ragazzi e  bambini. Il percorso si sviluppa attraverso esperienze interattive, giochi,  documentari e risorse multimediali, progettate per stimolare una riflessione  profonda sui temi della legalità e della sostenibilità.

Nel corso dei primi mesi di lavoro, abbiamo concentrato gli sforzi nella  progettazione e pianificazione dei contenuti digitali, in un’interazione continua per definirne le tematiche educative e culturali, cercando di creare esperienze coinvolgenti che potessero attrarre e  sensibilizzare i visitatori, di qualsiasi età.

A oggi, abbiamo completato la fase di progettazione dei contenuti, stabilendo  le linee guida per il tipo di esperienza che il pubblico potrà vivere durante la  visita al sito di Terra Franca. Sono stati definiti diversi percorsi tematici, pensati  per esplorare la storia del luogo e i valori legati alla lotta alla mafia, ma anche  per sensibilizzare sul tema della sostenibilità ambientale e dell’empowerment femminile. I contenuti sono stati suddivisi in diverse categorie, ciascuna pensata per offrire un’esperienza  educativa e immersiva.

In particolare, tra i contenuti previsti sono stati inclusi:

  1. L’esperienza arnia, che prevede due modalità: una esperienza immersiva in  3D, che permetterà di esplorare l’ambiente in modo interattivo, e una  seconda esperienza in video a 360 gradi, con una narrazione vocale che  guiderà l’utente attraverso il percorso.
  2. Contenuti video su Terra Franca: effettuati attraverso il drone, permetteranno di esplorare virtualmente il terreno, con una descrizione  guidata degli spazi e della sua storia.
  3. Un tavolo interattivo didattico per bambini per esplorare la tematica della  biodiversità, che gli permetterà di esplorare piante, insetti e altri elementi  naturali del territorio, con mini-descrizioni che stimoleranno la loro curiosità verso l’ambiente circostante.
  4. La creazione di contenuti digitali dedicati al pollaio e ai suoi suoni.
  5. In aggiunta, il progetto prevede la creazione di contenuti video.  Questa è la fase più avanzata, perché abbiamo già realizzato un minidocumentario sul Sacco di Palermo, con un focus su Pizzo  Sella, che offrirà una panoramica storica e culturale sui fatti legati alla mafia,  supportato da una narrazione che ne contestualizza gli eventi. Questo video,  insieme agli altri contenuti, sarà parte di un percorso di realtà aumentata, che includerà pannelli informativi interattivi sui temi della legalità e della giustizia. In  particolare, il percorso di realtà aumentata si articolerà su due tematiche  principali: un percorso dedicato alle vittime della mafia, che racconterà le storie  delle persone che hanno lottato contro la criminalità organizzata, e un altro  percorso che affronterà il tema della discriminazione di genere, unendo storia, testimonianze e riflessioni su un tema di grande attualità.

I testi di  accompagnamento sono stati redatti con l’obiettivo di rendere ogni attività  comprensibile e coinvolgente, in modo da stimolare una riflessione profonda sui temi  trattati, sia per i più piccoli che per gli adulti.

Il polo museale Terra Franca Memoria Digitale è in dirittura d’arrivo. Nei prossimi mesi, l’attenzione sarà  rivolta alla realizzazione delle installazioni sul sito e alla messa in opera delle  esperienze digitali, con l’obiettivo di offrire un percorso educativo e coinvolgente  che sensibilizzi il pubblico sui temi della legalità, della sostenibilità e della  memoria storica.

Il sacco di Palermo nel nostro minidoc: una storia che ha ancora molti segreti

Il sacco di Palermo nel nostro minidoc: una storia che ha ancora molti segreti 1600 737 TERRA FRANCA

Se avete visto foto in bianco e nero di Palermo com’era fino agli anni Trenta del secolo scorso potrete constatare che è una città che si stenta a riconoscere. I mutamenti sono tanti e tali da sconcertare. Cosa ne è della città celebrata da scrittori di fama mondiale come Goethe? Che poi, come è noto, sin dalla sua fondazione,  nella città di Palermo – dove circolano i popoli, si muovono le genti, migrano migliaia di individui portandosi dietro culture e lingue, che ogni istante creano nuove culture e nuove lingue –  ci sono inserti fenici, greci, romani, e quindi francesi, spagnoli e via dicendo in una stratificazione che ne aveva fatto un gioiello architettonico. Alla fine, allora, come siamo arrivati alla città che oggi vediamo?

Per raccontarvelo vogliamo partire da quando Human Rights Youth Organization si è infatuata, all’Ufficio Beni Confiscati del Comune di Palermo, di un’area che sarebbe diventata Terra Franca. La Human Rights Youth Organization, per inciso, si è costituita nel 2009 per promuovere diversi iniziative culturali e ambientali ha il proprio focus nella promozione dei diritti umani.

Nel 2019 HRYO ha scelto quella porzione di territorio nel quartiere periferico di Cruillas, immaginandola con colori sorprendenti, insetti, lucertole, nugoli di uccellini rumorosi, api e galline, con un ritmo lento per un luogo naturale nel mezzo di un contesto propriamente cittadino.

Così, ha sviluppato una proposta progettuale con l’obiettivo di ridare lo spazio di Terra Franca al luogo, al paesaggio, alla società: per cercare di salvare almeno una porzione di un quartiere che è stato antropizzato negli anni Settanta dal sodalizio fra mafia, grandi imprese e mala politica. Dopo l’approvazione del progetto, HRYO ha dedicato le sue energie a questo terreno confiscato alla mafia all’interno del quartiere Cruillas. Attraverso attività formative e inclusive, vogliamo dare speranza alla comunità locale nella lotta contro le mafie e rafforzare la sensibilizzazione su temi ambientali.

Cruillas è uno dei quartieri palermitani di più recente costruzione. La sua storia si intreccia con quella del Sacco di Palermo e bisognerà passare attraverso una storia frammentaria – in cui ci toccherà raccogliere pezzi seminati per strada e ridare loro una forma, scansando le lunghe digressioni che intralciano la conoscenza di fatti e di luoghi – per individuare le ragioni e le conseguenze di molte scelte urbanistiche che hanno violato e deturpato irreparabilmente il volto di Palermo.

Tutto questo lo abbiamo trasformato in un minidocumentario che potrete trovare a questo link: Il video è visibile al seguente link: https://studio.youtube.com/video/yvKKtH6rxCM/edit

La storia, invece, ve la raccontiamo un po’ più ampiamente qui.

Il sacco di Palermo avviene tra gli anni ’50 e agli anni ’70, periodo cruciale per lo sviluppo urbano di Palermo, perché ne determina le linee di urbanizzazione che ancora oggi la città segue.

Non si può però schiacciare la storia dell’urbanistica palermitana e del “sacco di Palermo” su pochi attori e poche cause: la mafia; la corruzione dei politici; la miseria di quel che restava della nobiltà con la consequenziale fame di nuove fonti di guadagno; l’inerzia e, a volte, spesso, la complicità della borghesia.

E’una storia molto più complessa, che vede un quadro molto più ampio. C’era una società che usciva dalla seconda guerra mondiale e in rapida trasformazione; c’è l’inurbamento promosso dal nuovo ruolo di capitale regionale dopo l’autonomia,  con l’affluenza di migliaia di siciliani provenienti da ogni parte dell’Isola per occupare posti di lavoro nella pubblica amministrazione; si incrociano, infine, anche le lotte e le scelte dei movimenti politici, soprattutto quelli per la casa; ci sono infine le più ampie tendenze alla scala nazionale: su tutto, c’è la scelta di puntare altrove per l’industrializzazione del Paese e la deindustrializzazione di città come Palermo diviene il motore di sviluppo del nord industriale, garantendo manodopera migrante a basso costo.

Il “sacco di Palermo” non è un insieme di operazioni perniciose avvenute intorno agli anni Cinquanta e Settanta del secolo scorso: è un processo che dalla fine dell’Ottocento si avvarrà – per quasi tutto il secolo a venire – di un granitico blocco economico, politico, sociale e malavitoso che ruota attorno all’edilizia, alla proprietà dei suoli, alla capacità di sostenere processi legislativi e amministrativi considerati vantaggiosi, bloccando invece quelli sgraditi, e mobilitando risorse e voti. Il blocco di potere cambia nei decenni, poiché il processo ha innescato una forte mobilità sociale. Non cambia il risultato. “I piani urbanistici tracciati dal 1860 al 1962 prevedono una distruzione del disegno urbano tradizionale – scrive il progettista Pier Luigi Cervellati nella sua relazione al PPE del 1989 -, che nel corso del tempo è diventata sempre più radicale e violenta.” Come scrive Salvatore Butera: “questa mutazione genetica della città avvenne certo ad opera della mafia e dell’intreccio col malaffare della politica ma che contro di essa non vi si erse un popolo di vittime innocenti. Dai professionisti, notai, avvocati, ingegneri, architetti, geometri, alla gente comune, a coloro che della casa avevano bisogno.”

La crescente segregazione tra le varie Palermo è stata promossa dalla pratica di pianificazione in sé, ma anche dalla sistematica svalutazione e mancata applicazione degli strumenti di zonizzazione, che sono parte della costruzione delle periferie e del centro storico come “altro”. Si può affermare senza ombra di dubbio che nella Palermo del dopoguerra viene operata, artatamente, una separazione tra i diversi pezzi della società anche mediante la costruzione di nuovi quartieri. Vivere nel bello – anzi, nel decoro – è un’utopia riservata a chi può permetterselo.

Ma anche il vivere nel bello diventa difficile per chi può permetterselo. Prendiamo ad esempio i giardini di via Libertà.

Il primo tronco della via Libertà, compreso tre le piazze Ruggero Settimo e Castelnuovo, da un lato, e Francesco Crispi e Antonio Mordini, dall’altro, è ancora oggi il più bel viale alberato della nostra città.

Tracciata nel 1848, la sua edificazione ebbe inizio solo a partire dal 1884 con la lottizzazione del suo lato orientale, mentre sul lato opposto, che nel 1891 – 92 accolse le effimere architetture dell’Esposizione Nazionale, la costruzione della cortina edilizia cominciò solo qualche anno prima della nascita del XX secolo. Era la strada preferita dalla borghesia cittadina, che l’aveva adornata con ville, tra il 1890 e il 1914, definita dai migliori ingegneri e architetti del tempo.

Ma il viale nel 1976 poteva già dirsi in gran parte irrimediabilmente perduto. Il Piano Regolatore Generale di Palermo del 1962, infatti, lo consegnò alle società immobiliari che in pochissimi anni sostituirono più del 60% dei suoi edifici originari; quelli scampati alla demolizione sono oggi sovrastati da moderni edifici condominiali, molti dei quali privi di qualità architettonica.

Scomparsi, ad esempio, i giardini al piano terra di tutti gli edifici che su di essa si affacciavano. Oggi solo alcuni degli edifici scampati al “sacco di Palermo” conservano questi piccoli giardini, degli altri è possibile riconoscere soltanto qualche elemento superstite delle antiche recinzioni.

I dati e l’inchiesta

Secondo l’Istat, nel 1951 Palermo contava 490.692 residenti; 130.000 abitavano nel centro storico martoriato dalle bombe, che avevano reso inabitabili circa 69.000 vani devastando il 42,3 per cento della città. Nel 1971, i residenti nel centro storico erano appena 35.000, su una popolazione complessiva salita a 642.814 persone: un’esplosione demografica che aveva fatto lievitare l’area urbanizzata da 600 a 5.000 ettari, frutto di quello che è passato alla storia come il “sacco edilizio” politico-mafioso di Palermo. Questa definizione (coniata nel 1954 dall’esponente politico Aldo Natoli per la recente storia urbanistica di Roma) venne utilizzata per la prima volta in riferimento a Palermo dal giornalista Roberto Ciuni per descrivere nel 1961 il dispiego di cemento che stava stravolgendo il capoluogo dell’Isola.

Ciuni impiegò l’espressione “sacco edilizio” sulle pagine del quotidiano “L’Ora” in un’inchiesta in tre puntate. Il giornalista stabilì con precisione nel novembre del 1952 l’avvio del “sacco” cittadino, promosso allora grazie ad una convergenza d’interessi.

A fare le spese della pianificata speculazione edilizia fu il centro storico di Palermo danneggiato dalle bombe della guerra e fatto oggetto di un piano di risanamento rimasto astutamente inattuato: la creazione di nuovi quartieri periferici lungo l’asse di via Sciuti e della piana dei Colli avrebbe infatti garantito ben altri affari.

La storia recente ci dice che a Palermo l’urbanistica e l’architettura moderna hanno lasciato poco spazio alla conservazione del patrimonio storico, architettonico e delle aree verdi. I principali documenti cartografici e catastali storici sui quali si è operato fino al PRG del 1989 risalivano al 1877, 1881, 1912, 1930, 1954 e non tenevano conto dei borghi fuori le mura e della Conca d’Oro, divenute parte integrante della città: questo ha creato un alibi per quanti, negli anni ha compiuto operazioni di tabula rasa e di distruzione di cospicue parti di città.

È  in questo periodo che la rendita fondiaria ha il sopravvento sulle altre componenti della rendita cittadina: l’economia palermitana trova nell’attività edilizia la componente dominante. La parcellizzazione dei terreni avviene nell’interesse dei grandi proprietari, in accordo con la politica. In questo contesto di interessi si inserisce la mafia, che ha abbandonato i sistemi usati tradizionalmente e, sul modello della malavita americana, si è innesta nell’attività economica, con prevalenza verso il settore edilizio che all’epoca è quello più remunerativo.

Il sacco di Palermo trova il suo fulcro nella determinazione del Comune di Palermo di coinvolgere nei “Piani di ampliamento al Piano di Ricostruzione” pure iniziative esterne a Palazzo delle Aquile che danno un loro senso allo sviluppo della città.

Nel 1955 viene nominato un commissario prefettizio, Giuseppe Salerno, e si insediano poco dopo due commissioni, entrambe incaricate di redigere il piano regolatore generale del Comune di Palermo. Salerno procede ad approvare le convenzioni già stipulate dal sindaco Scaduto. Nascono via Empedocle Restivo, viale Campania, viale Lazio: nasce così il boom edilizio di Palermo.

Nel 1956 il Piano regolatore generale subisce un’accelerazione. Le disposizioni della Regione vogliono che il PRG venga accompagnato da un piano di coordinamento esteso ai sedici Comuni che formano l’hinterland cittadino e da un piano particolareggiato di risanamento del centro storico. Nel frattempo, mentre si discute il PRG, la città continua a crescere. Intere aree soggette ai piani particolareggiati sono sottoposte alla speculazione con demolizioni arbitrarie e con una edilizia di sostituzione simile a quella delle zone di espansione, con indici troppo elevati e altezze esagerate.

Tra le tante vicende, la più scandalosa è quella che riguarda Villa Deliella. Il 28 novembre 1959 è presentata (e il giorno stesso, un sabato, ottenuta) dal suo proprietario – il principe e ingegnere Francesco Lanza di Scalea – un’istanza ufficiale di demolizione di villa Deliella alle Croci. Si tratta di una costruzione realizzata nel 1909 da Ernesto Basile. Gli operai lavorano tutto il fine settimana per demolirla, mentre in via Libertà e nell’attiguo Giardino Inglese la vita scorre come sempre. L’amministrazione comunale non ritiene di dovere applicare la legge di salvaguardia, nonostante nel PRG del 1959, approvato pochi mesi prima, l’edificio figuri come “edificio monumentale da conservare” vincolando il giardino come verde privato e il regolamento edilizio allegato al piano regolatore ne vieti la demolizione. Sulla fine del villino Deliella si alza, in ritardo, un vero e proprio scandalo. Ormai si parla apertamente di “Sacco di Palermo”.

Sono anni in cui i nomi di Vito Ciancimino e Salvo Lima hanno un peso specifico enorme.

Nel 1962 la cosiddetta Legge Gioia, la numero 28, procura i fondi per un nucleo del primo piano di edilizia economica e popolare (legge 167 del 1962): destinati al risanamento del centro storico, vengono utilizzati per la costruzione di villaggi satellite: nella Piana dei Colli sorge lo ZEN (acronimo di Zona Espansione Nord), ufficialmente chiamato San Filippo Neri; a Borgo Nuovo con il CEP (coordinamento edilizia popolare). Il primo è oggi diviso in Zen 1 e Zen 2, due aree con diverse peculiarità costruttive; il secondo occupa un’area che si integra e sovrappone con il quartiere di Cruillas, fino alle falde di Monte Cuccio ed è limitrofo al quartiere di Borgo Nuovo, al quale è simile per caratteristiche urbanistiche.

Piante viarie legate al Sacco, L’Ora

A poca distanza sorge Cruillas, alle falde di Monte Cuccio e vicino al quartiere di San Giovanni Apostolo e alla zona di Petrazzi. Cruillas è composto prevalentemente da edilizia popolare o da grossi complessi di bassa altezza che inglobano le abitazioni di borgata più basse, caratterizzate principalmente da case a schiera o case in linea con attività al piano basso e dall’altezza che non supera i tre piani. Nel quartiere si trova un santuario, dedicato alla Madonna del Rosario di Pompei, costruito tra il 1892 ed il 1896, e alcune ville utilizzate dalla nobiltà palermitana per la villeggiatura fuori porta, risalenti al XVIII secolo. Le costruzioni hanno fagocitato le aree verdi utilizzate prevalentemente a scopo agricolo, riducendo Cruillas a una delle tante porzioni di Palermo con troppe case e pochi servizi.

Tra il 1965 e il 1970 ogni anno cambiano uso oltre 200 ettari e da terre fertili e coltivate diventano peri­fe­rie fatte solo di cemento e di asfalto. Nella bor­gata di Cia­culli la mafia aveva però riser­vati per sé diversi agrumeti. Era la sola porzione della vecchia Conca d’Oro, fertile e ben irrigata, che aveva resistito all’assalto.

Il con­sumo di suolo si atte­nuò negli anni Ottanta, ma appena. Poi scese a 70 ettari tra il 1990 e il 2000 e quindi arrivò a 40.

L’espansione verso nord della città di Palermo aveva però determinato profonde trasformazioni nel territorio in cui si era inseria e aveva ovunque una peculiarità: la mancata realizzazione di servizi, attrezzature e per molto tempo anche di opere di urbanizzazione primaria.

L’assenza di servizi e di spazi pubblici determina un’ulteriore segregazione sociale nel rapporto col resto della città.

Durante la lunga sindacatura di Leoluca Orlando, che fece vivere alla città il sogno di una possibile Primavera, si sperimenta una inversione di tendenza, con i molti restauri e la vasta rivalutazione di intere zone del vecchio centro storico, all’interno del quale, però, continuano a convivere aree degradate ed edifici fatiscenti.

Foce dell’Oreto, foto FAI

Uno degli ultimi vergognosi capitoli del Sacco di Palermo è però quello che coinvolge Pizzo Sella, a nord di Palermo. Tra il 1978 e il 1983, su questo promontorio collinare che domina il golfo di Mondello il sodalizio tra mafia, politica e grandi imprese fece planare una colata di cemento per antropizzarlo manipolando lo strumento urbanistico del 1962.

Prima dell’entrata in vigore della legge urbanistica regionale, che avrebbe abbassato gli indici di edificabilità del piano regolatore, vengono rilasciate oltre trecento concessioni edilizie a nome di Rosa Greco, moglie del costruttore Andrea Notaro e sorella del boss mafioso Michele Greco. Solo quando 174 ville sono già edificate – e hanno stravolto irrimediabilmente l’orografia di Pizzo Sella – un esposto anonimo spinge la magistratura ad intervenire. Indagini dei carabinieri e della polizia municipale accertano allora un articolato progetto di lottizzazione fuori legge, i lavori vengono sospesi e si avvia un lungo iter processuale che evidenzia il subentro, dopo numerosi passaggi di proprietà, di società appartenenti a gruppi autorevoli quali Gardini e Ferruzzi.

La vicenda travolge le vite di chi ha acquistato in buona fede alcune delle ville finite complete di certificato di abitabilità. Nel 1997, infatti, l’intera area è sottoposta a sequestro preventivo. Acquisiti gli immobili, sotto le insistenti spinte delle associazioni ambientaliste, nel 1999 le ruspe comunali si muovono per abbattere gli ecomostri di Pizzo Sella, ma dopo sole cinque demolizioni tutto si ferma.

Beewoman

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Il progetto trae spunto e si pone come naturale continuazione di un precedente progetto finanziato dall’Unione Buddhista italiana al Centro Buddhista Muni Gyana a Palermo dal titolo “Migrazioni umane, conoscere se stessi per beneficiare gli altri”.
Vogliamo quindi provare a realizzare il messaggio di Sua Santità il Dalai Lama in merito alle migrazioni.

Accogliere è fondamentale, ma come possiamo davvero beneficiare i tanti migranti che arrivano sulle nostre coste? La Dichiarazione Universale dei Diritti umani cita nel suo primo articolo la salvaguardia della dignità umana e lo spirito di fratellanza. Fornire competenze professionali per rendere autonomi e liberi di auodeterminarsi i migranti è l’unica via per evitare che le mafie continuino i loro sistemi di sfruttamento.
“Quando i rifugiati provenienti da altri Paesi arrivano in Europa, è meraviglioso che la Germania e altri Paesi europei diano loro aiuto. Tuttavia, penso che la maggior parte di questi rifugiati considerino la propria terra come la loro casa dove però, proprio ora, avvengono moltissime uccisioni e sopraffazioni e c’è molta sofferenza. Ecco perché sono scappati. Pertanto, a breve termine, i Paesi europei devono fornire loro asilo e, in particolare, fornire ai bambini strutture per l’istruzione e ai giovani una formazione in competenze pratiche come la meccanica. L’obiettivo è che un giorno essi possano tornare a casa e ricostruire il proprio paese. Questa è stata la mia opinione fin dall’inizio.”
Queste parole citate da Sua Santità il Dalai Lama sono il cuore del nostro progetto.

Il progetto mira ad un percorso di formazione professionale rivolto a 10 donne in condizione di svantaggio; in maniera particolare donne migranti di origine nigeriana, che daranno vita ad una nuova cooperativa sociale sul territorio denominata “BeeWoman”.

La finalità principale del progetto è quello di poter fornire le dovute competenze professionali, che possano essere trasferibili, a un gruppo di donne migranti sul territorio palermitano e che possano, in virtù di tale formazione, poter ritornare nel paese di origine ed aprire una propria impresa.

L’apicoltura come volano di sviluppo in una delle aree periferiche della città di Palermo.

HER, empowering women

HER, empowering women 150 150 TERRA FRANCA


HER, empowering women

SEED (Skills development for Youth Empowerment and Employment reaDiness)

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SEED (Skills development for Youth Empowerment and Employment reaDiness)

#Spreadthegame

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#SpreadTheGame

Enhance Youth Employability Youth Exchange

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Enhance Youth Employability Youth Exchange

Gaia_The Experience

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Gaia_The experience

Veduta di Palermo, dall’atlante “Descrittione del Regno di Sicilia e sue isole coadiacenti..." opera manoscritta ed illustrata nel 1677 dal “Tenente di Mastro di campo" Gabriele Merelli (particolare).

Cosa è una città? Terra Franca Memoria digitale risponde con un minidoc

Cosa è una città? Terra Franca Memoria digitale risponde con un minidoc 2048 1374 TERRA FRANCA

Nelle prime pagine di Die Stadt (edito nel 1921), Max Weber, uno dei massimi studiosi della città moderna, scrive: “Si può tentare di definire una ‘città’ in modi molto diversi. È comune a tutte le definizioni soltanto il fatto che essa in ogni caso (almeno relativamente) sia un insediamento circoscritto, un ‘centro abitato’, e non una o più abitazioni isolate. […] Essa è un grande centro abitato”. Per definire la città, Weber parte dalla topografia, dalla concentrazione e circoscrizione dell’insediamento, pur riconoscendo i limiti del guardare esclusivamente questi aspetti.

Negli anni Trenta del secolo scorso c’è chi, invece, va oltre al significato immediato, fisico.

L’urbanista e sociologo Lewis Mumford sottolineò che occorreva cogliere le caratteristiche e le dinamiche sociali, economiche, politiche e culturali senza le quali le città non esisterebbero. Per Munford il vero significato dell’urbano risiede nel suo essere “un intreccio geografico, un’organizzazione economica, un processo istituzionale, il teatro dell’azione sociale e il simbolo estetico dell’unità collettiva”.

Successivamente, le concezioni di città di Sombart e di Weber, pur con delle differenze, sottolineano un aspetto importante, che segnerà fortemente l’evoluzione successiva degli studi urbani. Questo aspetto è rappresentato dalla relazione fra la città e il territorio circostante.

In Italia, l’urbanista Livio Toschi, nel primo manuale di geografia urbana pubblicato in Italia nel 1966, sosteneva la possibilità di individuare la distinzione fra urbano e rurale attraverso l’elaborazione di un indice di urbanità dato dalla combinazione di dieci variabili (dalla percentuale di popolazione attiva al numero di abitanti dotati di titolo di studio al numero di abitazioni fornite di servizi). Una tecnica di classificazione che permette meglio, ad esempio, l’individuazione delle aree metropolitane.

Saranno due anglosassoni, Ash Amin e Nigel Thrift, due geografi, a ripensare radicalmente la definizione di città. Secondo questi autori, ciò che l’urbanista Louis Wirth riconosce e sottolinea come distintivo dello stile di vita urbano – un tipo particolare di relazioni sociali, basato sui rapporti face-to-face (o di compresenza) – non tiene conto di altri tipi di relazioni sociali, che caratterizzano, con sempre maggiore frequenza, la vita nella città: oggi, le relazioni a distanza e i legami virtuali influenzano sempre più la formazione di relazioni sociali che prescindono largamente dalla prossimità. Del resto, il ruolo esercitato dai mezzi di comunicazione nel “dare forma” alle relazioni socio-spaziali è un elemento da tempo riconosciuto negli studi urbani, così come la presenza di efficienti trasporti urbani.

Cosa è, dunque, una città?

Palermo, Quattro Canti nel 1960

Citando il filosofo Merleau-Ponty: “lo spazio non è l’ambito (reale o logico) in cui le cose si dispongono, ma il mezzo in virtù del quale diviene possibile la posizione delle cose”.

Lo spazio pubblico è una costruzione sociale fragile, mutevole e interessante che prevede una dimensione collettiva sempre più in crescita che contrasta con il mondo contemporaneo che è sempre più diviso ed eterogeneo. Ad attaccare oggi lo spazio pubblico ci sono la privatizzazione e la cultura del consumo; la segregazione della città insicura; il “narcisismo pubblico”, ossia l’invasione della sfera privata in quella pubblica; la contesa tra il volere cittadino di partecipare ad esso e gli interessi tra i singoli.

Nella teoria di Lefebvre (datata 1970) la città è l’opportunità di rigenerazione dello spazio sociale attraverso la partecipazione attiva degli abitanti che vivono i luoghi urbani. Quindi, la città è la possibilità di riappropriarsi dello spazio e del tempo in base alle esigenze e ai bisogni di chi la vive.


Palermo, La Cala

Oggi cosa possiamo constatare? Intanto un diffuso allarme sociale sul degrado dell’ambiente urbano, che rende più allarmante la percezione dell’insicurezza degli spazi pubblici: questo crea un corto circuito generando un progressivo allontanamento degli individui dalla vita pubblica, una sfiducia nei confronti delle istituzioni e della loro azione e un generale impoverimento dello spazio collettivo.

Human Rights Youth Organization crede che una città sia innanzitutto un luogo, concetto di luogo, con una sua specifica collocazione geografica, con una sua materialità. Ma una città è pure, se non soprattutto, l’investimento affettivo che i soggetti e i gruppi hanno su di essa, ossia la sua corrispondenza a simboli e valori. La percezione di un senso del luogo da parte di chi lo abita deve essere alimentata dalla memoria, che ci permette di proiettarci nel futuro.

Ecco perché abbiamo investito nella ricerca della storia urbanistica di Palermo negli ultimi 150 anni, per realizzare un mini-documentario che possa diventare un supporto didattico e conoscitivo per le generazioni più giovani e un promemoria per le generazioni che decidono l’oggi della nostra città. La città è il riflesso della società che la vive, che si produce e riproduce. La città è il filo cronologico della società perché presenta i resti del passato; è l’opportunità di rigenerare lo spazio attraverso la partecipazione attiva degli abitanti che la vivono e che quindi hanno l’opportunità di riappropriarsi dello spazio in base alle proprie esigenze. Ma questo è possibile solo se si conoscono bene le ambiguità, le scelte, le opportunità mancate, le vocazioni tradite. Nasce, quindi, il minidoc “Il sacco di Palermo”, che inseriremo all’interno del polo museale Terra Franca Memoria Digitale, un progetto finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del PNRR per il settore relativo alla transizione digitale degli organismi culturali e creativi.

Il museo, lo ricordiamo, si inserirà all’interno di un circuito di organizzazioni e reti che garantiranno la sua fruizione nel tempo da parte di un pubblico non solo locale, ma anche nazionale e internazionale.